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Trenitalia e Cotral escono dal Metrebus, dal 2016 niente integrazione tariffaria a Roma e nel Lazio
26 Ottobre 2015 Autobus
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metrebus_card_red_d0Brutte notizie in arrivo per i pendolari di Roma e del Lazio. Come se non bastassero i disservizi quotidiani che rendono gli spostamenti una vera e propria via crucis e le possibilità di arrivare in orario a scuola o al lavoro pari quasi quanto a quelle di vincere al superenalotto, l’anno che verrà porterà con se molto probabilmente la morte del sistema tariffario integrato Metrebus, sorto negli anni ’90, con conseguente termine di validità degli abbonamenti cumulativi validi sui mezzi Atac, CoTraL e Trenitalia.
La decisione, a quanto si apprende dalla stampa, è dovuta ai crediti vantati dalle due aziende verso Atac: 49,5 milioni di euro dovuti a Trenitalia, società del Gruppo FS Italiane, e di 120 milioni a CoTraL, tutte somme derivanti dalla vendita dei titoli di viaggio ed incassate dall’azienda capitolina grazie alla sua funzione di gestore del sistema di bigliettazione comune. Al di là delle somme, il malcontento sembra nascere proprio quando, nel suo ruolo di cassiere, Atac, sempre più sull’orlo del precipizio, ha deciso autonomamente di cambiare il supporto degli abbonamenti passando da quelli cartacei alle tessere elettroniche, senza, a quanto sembra, fornire al personale degli altri vettori gli strumenti per leggere i nuovi titoli di viaggio, costringendo gli abbonati a portarsi dietro la ricevuta di pagamento.
In questa guerra ovviamente chi ne farà le spese saranno i pendolari, che rischiano dal 1 gennaio 2016 di dover fare 2 se non 3 abbonamenti, uno per vettore. E mentre sui social si scatena la protesta, legittima, dei viaggiatori, specie di chi ha acquistato e pagato in anticipo un abbonamento annuale, nessuno dei tre soggetti coinvolti sembra voler prendersi la responsabilità di spiegare cosa accadrà realmente dal prossimo gennaio e quali sono i piani aziendali. Se da parte dei due soggetti creditori la mossa è comprensibile, anche se solo per costringere Atac a saldare i debiti, ben più imbarazzante è il silenzio sia dell’azienda che della politica. Da Via Prenestina non sembra trapelare alcuna notizia, complice forse il clima da “abbandonate la nave” dopo le dimissioni dell’AD Broggi. Sarebbe curioso sapere cosa ne pensa della fine del Metrebus proprio uno dei suoi inventori, ovvero Enrico Sciarra, che ai tempi in cui era in FS fu il vero fautore dell’integrazione tariffaria ed ora deus ex machina proprio dell’azienda che sta contribuendo alla fine dell’integrazione tariffaria. Quanto alla politica, tra Regione e Comune possiamo affermare tranquillamente un “non pervenuti”. Unica attenzione al problema arriva da parte del Ministero dei Trasporti, dove il titolare del dicastero Graziano Del Rio interpellato ha affermato che “non si dovranno creare disagi per problemi di relazione” fra i diversi operatori e alla domanda se interverrà, ha replicato secco: “sì”
Infatti, non dimentichiamo che si avvicina anche l’avvio del Giubileo, con una mobilità, che privata dell’integrazione tariffaria rischia di iniziare a collassare. E da Gennaio il serio rischio che tanti pendolari, specie del Lazio, decidano di tornare ad utilizzare il mezzo privato per i loro spostamenti è elevato. La situazione è in ogni caso ancora fluida e non si escludono colpi di scena, come il fallimento, invocato da più parti, di Atac e l’ingresso nel TPL romano di nuovi soggetti, con i quali, un poco come l’araba fenice, il metrebus potrebbe rinascere, visto anche che, tra i soggetti interessati c’è anche Busitalia, azienda anch’essa del Gruppo Ferrovie dello Stato.

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