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L'AD del Gruppo FS Italiane, Renato Mazzoncini - Foto FS Italiane
Mazzoncini illustra le sfide FS, nasce Mercitalia, integrazione nel TPL ed espansione all’estero
22 Marzo 2016 Ferrovie
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L'AD del Gruppo FS Italiane, Renato Mazzoncini - Foto FS Italiane

L’AD del Gruppo FS Italiane, Renato Mazzoncini
Foto FS Italiane

Come aveva fatto ben intendere al momento del suo insediamento come AD del Gruppo FS Italiane, Renato Mazzoncini ha idee ben precise sulle strategie e le linee guida di intraprendere nel prossimo futuro all’interno dei comparti strategici del gruppo quali TPL e mobilità e trasporto merci, e in nuovi settori di mercato rappresentati dall’espansione e la concorrenza nei mercati esteri.
Nel corso di un’audizione in Commissione Trasporti della Camera dei Deputati, Mazzoncini ha inteso illustrare il quadro operativo partendo da “Il piano industriale 2016-2020 che punta sul rilancio del trasporto pubblico locale e sul rilancio della logistica e del trasporto merci. Abbiamo bisogno di trasformare FS da azienda di trasporto ferroviario in un’azienda di mobilità, questo è un passaggio culturale che va assolutamente fatto. Ora i nostri ferrovieri pensano ai treni ma è al viaggiatore che dobbiamo pensare: se non ci si dà una mossa, le Ferrovie passeranno guai. Le Ferrovie dello Stato – ha sottolineato – sono già l’asse portante della mobilità del Paese. Dobbiamo diventare un integratore di mobilità: se non lo facciamo noi, lo farà qualcun altro. Io lo dico sempre: dobbiamo entrare nell’ottica di vendere anche i biglietti di Ntv o di Alitalia”.
Ma è sul trasporto ferroviario, principalmente Regionale, che il top manager di Villa Patrizi si è maggiormente soffermato, puntualizzando che “La missione del nuovo management delle FS è quello di riportare il servizio regionale a livelli qualitativi più che buoni. Per riuscirci, si deve intervenire sul quadro regolatorio: sono confidente che con la legge delega Madia si rimetta il passeggero al centro del sistema. La legge, infatti, obbliga le regioni a decidere se vogliono fare gare o affidamenti diretti. Se vogliono bandire la gara lo facciano oppure decidano per l’affidamento lungo, un affidamento diretto che permetta gli investimenti”.
Infatti Mazzoncini ha fatto presente come “la gara sul materiale rotabile ha tempi lunghi” e che dipenderà alle singole Regioni l’impegno per far “partire contratti con agganciati investimenti importanti”.
Fin dall’inizio del suo mandato Mazzoncini ha inoltre evidenziato come uno dei punti di sviluppo per il gruppo FS Italiane sarà la realizzazione dell’intermodalità nell’ambito del Trasporto Locale. Un impegno che ha già avuto concrete realizzazioni in alcune regioni e città (Umbria, Padova, Rovigo, Firenze) attraverso Busitalia. Interpellato sull’eventuale interesse di FS Italiane verso altre realtà di Trasporto Locale, in difficoltà, come FSE od Atac, o in crescita, come Trenord, la risposta è stata un convinto: “Certo, ci interessa tutto quello che riguarda il trasporto pubblico”.
Però con alcuni distinguo. Per esempio su Atac ha voluto precisare che l’interesse non è verso l’azienda “con 1,7 miliardi di debiti, tecnicamente fallita” ma per “il trasporto su gomma della capitale. Abbiamo un’interlocuzione con il Comune di Roma, l’ideale sarebbero le gare. O ci muoviamo noi o si muoveranno sicuramente le aziende straniere” ha affermato Mazzoncini, dicendosi sicuro che le municipalizzate, prima o poi, “saranno mollate” dagli enti locali. “Siamo l’unico soggetto – ha aggiunto – che può proporre un’integrazione anche tariffaria”.
Per quanto riguarda Trenord, “come ha detto Maroni abbiamo aperto un dialogo per arrivare a una riorganizzazione in vista delle prossime sfide, il contratto di servizio scade nel 2020 e bisogna porsi il problema di come affrontarle. Noi abbiamo proposto a Maroni di assumere il controllo di Trenord, in modo da garantire gli investimenti. L’attuale modello paritetico, dal mio punto di vista, non ha nessuna logica, e rende anche difficile per la Regione Lombardia fare il controllore”. A una domanda sui tempi dell’operazione, Mazzoncini ha risposto che “secondo me si può fare subito”.
Sul piano economico “Negli ultimi 10 anni abbiamo fatte due cose importanti a livello di gruppo: si è passati dal treno degli anni ’70 al treno del 2000 e poi sono stati messi a posto i conti: quest’anno chiuderemo il bilancio con un buon utile, soprattutto se confrontato con le altre aziende europee”. Pur non fornendo cifre, Mazzoncini ha evidenziato che “sarà utile in crescita significativa” rispetto al risultato positivo di 300 milioni di euro del precedente esercizio. “Consiglierei di lasciare gli utili nelle Ferrovie e investirli nel piano industriale, è un piano importante che richiede finanziamenti e le risorse che generiamo sono importanti”. Parlando di investimenti, l’AD ha detto che FS hanno “consuntivato 4,1 miliardi di investimenti nel 2015, abbiamo 6,2 miliardi di budget nel 2016, mentre la seconda società per investimenti, Enel, ne ha 3 miliardi”. Insomma, “FS investe il doppio rispetto alla seconda società per investimenti”.
Focale nel quadro di potenzialità del gruppo da sviluppare il settore merci, nel quale “Abbiamo perso molti soldi. Abbiamo una decina di società e stiamo lavorando per la riorganizzazione entro l’anno con la creazione di un polo delle merci. Ci stiamo rifocalizzando con lo spin off della divisione cargo di Trenitalia in Mercitalia, una nuova società in cui metteremo tutte le realtà del settore, cosicché i nostri clienti potranno finalmente avere un interlocutore unico. Non abbiamo ancora presentato il piano industriale – ha spiegato – ma in un primo draft del piano sono previsti mezzo miliardo di investimenti sul trasporto merci, circa 220-230 milioni verranno investiti per il rinnovo del materiale rotabile e altrettanti per la parte della piattaforma logistica”.
Ovviamente non poteva mancare la posizione del Gruppo FS Italiane sullo scorporo della rete gestita attualmente da RFI in previsione della quotazione in borsa. “Se si trasferisse la rete ferroviaria al demanio, si avrebbe come conseguenza quella di indebolire FS”. Il valore della rete, ha ricordato l’AD, è di 26 miliardi che “sono inerti”, ma “quando andiamo in banca per finanziare le grandi opere ci danno tassi bassissimi perché abbiamo questo grande patrimonio”. Scorporare le rete ferroviaria dal gruppo Ferrovie dello Stato Italiane “vuol dire ammazzare il gruppo, perderemmo tutto il know-how. È una delle cose più importanti che stiamo discutendo con il Ministero. Ci sono varie alternative possibili, vedremo se si riesce a non scorporarla”, ha detto ancora Mazzoncini, aggiungendo che il Piano industriale che sta mettendo a punto “affronterà anche questo tema, darà una risposta”. Sulla quotazione, Mazzoncini ha spiegato che “il tema è stato spostato al 2017 e vediamo dopo il piano industriale. Non ho nessun tipo di preclusione ideologica, perché in base al dpcm il controllo rimane interamente pubblico. Solamente devo essere sicuro che sia un’operazione di successo” e per questo deve essere “basata su un Piano industriale serio e molto robusto”.
Ed in conclusione l’attenzione al mercato ferroviario unico europeo e all’opportunità di offrire propri servizi sulle reti ferroviarie degli altri stati membri UE. “Siamo assolutamente favorevoli all’apertura degli spazi ferroviari europei. Noi, in Italia, abbiamo lo spazio della concorrenza già occupato da Ntv”. Soffermandosi sulle discussioni in corso sul IV pacchetto ferroviario europeo, l’AD non si dice preoccupato dall’eventuale arrivo delle ferrovie francesi o tedesche sul mercato dell’alta velocità italiano.
Nel mondo ferroviario “solo sette nazioni hanno l’Alta Velocità e noi e i giapponesi abbiamo i sistemi migliori”, e con questo talento “possiamo andare in giro per il mondo”. La domanda per l’eccellenza ferroviaria italiana c’è, “ho richieste dall’Iran alla Svezia, molto diffuse. In Iran c’è “un’opportunità molto importante e siamo in condizione di farlo”. Inoltre, “come gestori partecipiamo a una gara in UK, per la linea Londra-Edimburgo, molto importante, dove oggi fa servizio la Virgin di Richard Branson – spiega l’AD – siamo in Ati con una società inglese molto forte, e siamo l’unica società non inglese ad avere ottenuto il passport, l’abilitazione alla gara in Inghilterra. Siamo molto fiduciosi. Lo sviluppo internazionale è importantissimo, se restiamo solo in Italia saremo colonizzati un pezzo alla volta”.

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